Islanda, maratona fotografica. Parti subito per la terra dei ghiacci

Islanda, maratona fotografica. Parti subito per la terra dei ghiacci

Dal 17 al 26 gennaio 2017, vivi la magia dell’Islanda con il campo di volontariato Photo Marathon – Icelandic Midwinter festival.

Dai dieci anni, SEEDS organizza a Reykjavik periodiche maratone fotografiche che raccolgono partecipanti da tutto il mondo. Migliorando la loro tecnica di scatto attraverso workshops e lezioni, i volontari e le volontarie avranno allo stesso tempo l’opportunità di esplorare la cultura islandese nel periodo più affascinante dell’anno.

Terminati i laboratori, il gruppo selezionerà alcuni scatti per un’informale esposizione locale.

I/Le partecipanti dovranno essere provvisti di macchine fotografiche digitali e, se possibile, pc.

Lingua del campo: inglese.

Leggi qui la scheda completa del campo.

Il Kurdistan resiste: riflessioni di un’attivista curda

Il Kurdistan resiste: riflessioni di un’attivista curda

Articolo di Ozlem Tanrikulu, UIKI-Onlus, Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia.

Bakur (“Nord”) è il nome dato dai curdi all’insieme del territorio delle province turche dell’Anatolia sudorientale. Tale area nella seconda metà dello scorso anno è stata flagellata da operazioni militari. Tuttavia l’attività militare si è caratterizzata per una serie di prolungati coprifuoco che, talora per settimane, hanno impedito una vita regolare alla popolazione di origine curda di Cizre, Silvan, Diyarbakir-Sur, Sirnak, Yuksekova, Nusaybin e altre città. Molti civili si sono rifugiati nelle cantine di edifici e sono morti quando questi sono stati rasi al suolo o incendiati.

Le trattative negoziali finalizzate alla pace, che erano state intraprese a fine 2012 fra lo stato turco e il PKK si sono interrotte a luglio 2015, ormai vanificate. Infatti la rappresentanza legale dei curdi nel Parlamento di Ankara, conquistata dal partito HDP nelle elezioni di giugno e ribadita in quelle di inizio novembre, non ha in pratica mai potuto esprimersi. Addirittura, quest’anno, è stato votato un provvedimento che privava dell’immunità parlamentare numerosi parlamentari, colpendo principalmente quelli dell’HDP.

Il 15 luglio 2016 è stato tentato un colpo di stato, volto al rovesciamento del sempre più autocratico Presidente Erdogan. Da allora la repressione si è inasprita, non solo nei confronti dei curdi. Ha colpito giornalisti ed editori, accademici, magistrati, ufficiali delle forze armate, sospettati a migliaia di un qualche coinvolgimento nel colpo di stato. Quanto ai curdi, molti dei loro rappresentanti parlamentari, che pure avevano condannato il ricorso al colpo di stato del 15 luglio, sono stati arrestati: a partire dai co-presidenti dell’HDP, Figen Yuksegdag e Selahattin Demirtas, 10 deputati e tutti cosindaci comprese ex deputati e ex sindaci curdi.

Le violazioni dei diritti e delle libertà fondamentali in Turchia si sono fatte così evidenti che anche il Parlamento Europeo si è espresso per condannare le politiche repressive portate avanti dal governo Erdogan, con una risoluzione del novembre 2016. E mentre la democrazia turca assume sempre più i tratti di un totalitarismo, i curdi del Bakur– più che chiunque altro – si confermano il suo nemico numero uno.

Alla negazione della propria identità, la popolazione di origine curda risponde, ancora una volta, con la resistenza quotidiana. Nelle città, nei campi profughi, nelle trincee. Nel silenzio o al suono dei mortai. Resistono gli adulti, che intonano canti partigiani per farsi coraggio, e resistono i bambini, che giocano fuori dai tendoni bianchi per sfollati. Resistono da sempre, direbbero le militanti del movimento delle donne del Kurdistan, perché la libertà non rimanga solo un sogno.

Vite di speranza: racconto di un campo di volontariato in Palestina

Vite di speranza: racconto di un campo di volontariato in Palestina

L’articolo è stato scritto da Tommaso Pedrazzini, che nell’estate 2016 ha partecipato a un campo di volontariato in Palestina, presso la fattoria “Tent of Nations”, a qualche chilometro da Betlemme. Le foto sono state scattate da Tommaso Padrazzini e da Stefania Ordanini.

Siamo chinati a scavare buche di fianco alle viti appena nate.

Alla giusta distanza dal tronco, tra i sassi e la terra secca, creiamo lo spazio per versare la dose d’acqua settimanale, che tiene in vita le piante e le spinge a rafforzare le radici.

L’acqua, raccolta durante le piogge invernali, viene trasportata al vigneto con un trattore, giù dal pendio con delle manichette e lungo i filari a mano, dentro cisterne di plastica che non potrebbero pesare più di così.

È un lavoro faticoso. Solo uno dei tanti che Daher e suo fratello Daud devono fare ogni giorno, per tenere in piedi la loro fattoria.

Non si tratta solo della dura vita del contadino, della costante lotta contro la siccità o la grandine. Qui, in Palestina, permettere a quelle viti di diventare grandi, vuol dire difendere il proprio diritto ad esistere.

Se la terra rimane incolta per troppo tempo, lo stato di Israele la reclama come demaniale, per costruire altre colonie o impiantare delle coltivazioni destinate a chi vive dall’altra parte del muro.

E spesso coltivare non basta. Un attimo di distrazione ed è capitato che le piante prendessero fuoco o i campi venissero distrutti. E con essi il futuro di chi a lungo e con fatica li aveva coltivati.

È l’aspetto più meschino e violento di una politica opprimente che permea ogni aspetto della vita quotidiana.

La fattoria sorge a pochi chilometri da Betlemme, ma per arrivarci in macchina bisogna farne molti di più, perché le ultime centinaia di metri sono bloccate da massi e macigni, “dimenticati” dal governo israeliano.

Lo stesso governo che impedisce la costruzione in Palestina di nuovi edifici o di collegamenti elettrici e idraulici e che, laddove le tubature arrivano, ogni tanto devia i flussi d’acqua dai rubinetti delle case palestinesi alle piscine delle colonie israeliane.

Una sequela di piccole oppressioni e pressioni psicologiche che costantemente, giorno dopo giorno, fiaccano le energie e le speranze di un popolo che non riesce nemmeno più a chiedersi perché tutto questo stia succedendo.

Ed è proprio perché questa guerra si combatte su questo piano, che si rivelano preziosi gli sforzi di Daher e Daud, che provano ad aggregare, invece che dividere, che seminano invece che sradicare e che rifuggono la violenza e l’ira improduttiva.

“Rifiutiamo di essere nemici” è lo slogan di Tent of Nation, la loro fattoria. Non è facile, certo, né è sufficiente per riportare pace e giustizia in una terra devastata dall’odio e da un’occupazione decennale e priva di pietà. Ma è una pietra, come quella in cui è incisa questa frase, che fa da solida base su cui pensare ad un futuro altrimenti inimmaginabile.

A Betlemme ce l’hanno proprio detto. Loro, che ogni giorno portano a mano l’acqua a quelle fragili piante di vite, tengono in piedi e ravvivano le speranze di un popolo intero.

 

Thailandia, campo di volontariato nell’isola di Koh Yao Yai. Il racconto di Gaia

Thailandia, campo di volontariato nell’isola di Koh Yao Yai. Il racconto di Gaia

L’articolo è stato scritto da Gaia Garau, che nell’estate del 2016 ha partecipato a un campo SCI in Thailandia. Il progetto prevedeva l’insegnamento dell’inglese in una scuola elementare nell’isola di Koh Yao Yai. Questo il racconto della sua esperienza.

La luce dell’alba filtra tra le foglie degli alberi ed entra dalla finestra. La musica che viene diffusa dai megafoni della scuola, invade la piccola infermeria adibita  a dormitorio.  Io e Moon apriamo gli occhi avvolte nelle nostre zanzariere. Iniziamo così ogni giornata nel nostro campo.

Mi servono pochi attimi per ricordarmi che qualche mese prima, dopo le giornate di formazione con lo SCI Sardegna, ho deciso di partire come volontaria.

Moon è arrivata da Taiwan ed è con me dal primo giorno, da quando il nostro gruppo di volontari provenienti da ogni parte del mondo, è stato suddiviso in tutte le scuole primarie dell’Isola di Koh Yao Yai. Due mondi diversi uniti dal comune entusiasmo di essere due maestre di inglese in Thailandia. Con Moon ho condiviso la mancanza di una doccia calda, la mia fobia per gli insetti giganti, le serate dentro l’aula professori a sviscerare le differenze fra i nostri due Paesi, fra i valori della cultura asiatica e quella europea.

Esco dalla stanza e percorro il vialetto che mi separa dall’aula professori. Gli studenti stanno già arrivando e mi salutano sorridenti, inchinandosi con rispetto. Mi sembra così buffo perché loro sono in divisa e io ancora in pigiama. Sophia, la maestra di inglese che ci ha accolte nella sua scuola mi porta riso e zucchero di canna per colazione. Colpa mia che il giorno prima avevo provato a chiedere qualcosa di dolce.

Le giornate scorrono tra l’insegnamento e le passeggiate in spiaggia nel tempo libero. Dopo la scuola alcuni dei bambini tornano da noi. Ridono come matti, mentre cercano di insegnarmi la corretta pronuncia delle parole in Thai.

Il tempo è scandito dagli orari della scuola e della preghiera. A Koh Yao Yai vive una comunità di fede islamica. La prima volta che vedo i bambini pregare nella moschea della scuola rifletto su quanto sia triste essere spaventati da ciò che non si conosce. Mentre sono lì è in corso la polemica tutta europea sul Burkini. Cerco di spiegarne le ragioni a Sophia che non ne capisce il senso. Non la biasimo e mentre mi tuffo in mare vestita e gioco con i miei bambini penso che non mi sono mai sentita più libera di così.

Nelle due settimane in Thailandia apprendo il vero significato della parola “condivisione” e imparo migliaia di cose dai bambini, dagli insegnanti, dai volontari. Allo stesso modo cerco di trasmettere quello che posso agli altri.

Le ore trascorrono lente eppure le due settimane volano. Mi lasciano dentro un mondo che non potrò mai dimenticare. L’ultimo giorno di scuola gli altri insegnanti mi chiedono di fare un discorso davanti a tutti gli studenti della scuola. In preda all’emozione la cosa più importante che riesco a dire è: ”Viaggiate, viaggiate attraverso il mondo e sentitevi liberi di essere voi stessi. Apprendete ciò che potete e cercate di sconfiggere ogni pregiudizio”.

La Città dell’Utopia presenta la Gran Cena del solstizio d’inverno

La Città dell’Utopia presenta la Gran Cena del solstizio d’inverno

Martedì 20 dicembre, a La Città dell’Utopia, si terrà la Gran cena del Solstizio di Inverno. Dalle ore 20, vi aspettiamo in via Valeriano 3F, Roma, per la cena di autofinanziamento della notte più lunga.

Menù fisso a 15 euro – primo vino incluso:

Antipasto:
Crostini dell’orto d’inverno

Primo:
Vellutata ai 3 occhi
(vellutata di ceci con polpettine di funghi e lardo – solo funghi, scelta veg)

Secondo:
“Crepes della notte più lunga” al forno

Contorno:
Broccolo siciliano ripassato

Dessert:
Biscottini d’inverno e castagne

Aiutaci a fare la spesa e PRENOTA scrivendo a lacittadellutopia@sci-italia.it o telefonando a 3465019887.

Vai all’evento FB.

“Il colore della primavera è nei fiori; il colore dell’inverno è nella fantasia” (T.G.)

Aperitivo dal mondo: SCI Piemonte presenta le sue attività

Aperitivo dal mondo: SCI Piemonte presenta le sue attività

Martedì 20 dicembre, alle ore 20.00, siete tutt* invitat* alla serata di presentazione delle attività sul territorio del Gruppo Regionale Piemonte del Servizio Civile Internazionale. L’evento si terrà presso il Polo 365, in Corso Ferrucci 65/A, a Torino.

La serata è aperta a tutti i soci, vecchi e nuovi, ai volontari e a chi sia interessato a conoscere il Servizio Civile Internazionale. Sarà un’occasione per incontrare gli attivisti del Gruppo Piemonte del Servizio Civile Internazionale e le Associazioni partner con cui lo SCI collabora per la realizzazione dei campi di volontariato e delle altre attività.

Durante la serata, potrete inoltre trovare un banchetto con i vini della Cascina Agrinova, azienda della Val di Susa appartenente ad Etinomia, network di imprenditori, agricoltori, commercianti, artigiani e liberi professionisti impegnati nel riportare l’Etica al centro dell’economia locale. Con una piccola offerta avrete modo di sostenere le nostre attività in Italia e nel Mondo.

E’ gradita la conferma di partecipazione all’email piemonte@sci-italia.

Non dimenticate di visitare la pagina facebook di SCI Piemonte.

Vi aspettiamo numerosi!

Calcata Art&Green, campo di volontariato: vi racconto una storia insolita

Calcata Art&Green, campo di volontariato: vi racconto una storia insolita

CalcataL’articolo è stato scritto da Sara Dari, coordinatrice del campo Calcata Art & Green, che si è tenuto nell’antico borgo di Calcata, nel Lazio, dal 5 al 19 settembre 2016.

Sono passati quasi tre mesi dalla conclusione del campo di volontariato Calcata Art & Green ma le emozioni e tutto ciò che si è costruito prima e durante il campo è un qualcosa che per certi versi sento la responsabilità di dover raccontare oltre che la grande voglia di farlo. A volte trovare le parole per descrivere un processo non è facile, riportare su carta un’esperienza di condivisione e crescita, portare alla comprensione della stessa è davvero molto difficile. Ho deciso di provarci.

Come tutto ebbe inizio

Calcata è un piccolo Borgo medioevale situato nel bacino del fiume Treja sopra una rocca tufacea. Gli abitanti originari vivono in quella che ora chiamano Calcata Nuova, poco distante. Nel Borgo medioevale vivono persone e artisti provenienti da tutto il mondo che hanno scelto Calcata come nuova dimora.

Il gruppo informale Calcata da vivere è composto da persone che abitano il Borgo antico, il cui scopo è promuovere socialità e partecipazione. Inoltre il gruppo vuole contribuire alla crescita culturale e civile dell’intera comunità.

Così il campo nasce proponendosi come obbiettivo quello di far incontrare le diverse realtà che popolano l’antico borgo, promuovendone la partecipazione e lavorando, insieme, alla risistemazione di alcune aree del Parco e alla pulizia di luoghi archeologici.

Mi sono avvicinata allo SCI ad ottobre dello scorso anno iniziando il mio percorso collaborando con la branca spagnola SCI-Madrid nell’ambito del volontariato locale per poi continuare il progetto all’interno de La Città dell’Utopia. Perché vi racconto questo? Perché il campo a Calcata nasce appunto dalla relazione tra la realtà locale de La Città dell’Utopia e attivisti del borgo facenti parte del gruppo informale Calcata da vivere.

La vita nel borgo

giochi a calcataGli abitanti del borgo antico hanno accolto l’iniziativa in modo molto positivo prima ancora che il campo cominciasse, tanto che uno di loro, Felix, ha prestato la sua disponibilità nell’accogliere i volontari in uno stabile da lui gestito. Fin dal primo giorno si respirava entusiasmo e condivisione, i volontari internazionali sono arrivati incuriositi e avevano molta voglia di conoscere il misterioso borgo di Calcata. Alcuni di loro avevano letto degli articoli di giornale che ne parlavano, altri erano rimasti colpiti dalla descrizione e dalle foto del luogo. Ciò che mi sembrava li accomunasse era la ricerca di qualcosa.

Fin dal primo momento ci siamo sentiti accolti dalla comunità, all’arrivo dei volontari i membri del gruppo Calcata da Vivere hanno organizzato un tour all’interno del borgo in cui ci hanno presentato gli artisti che a loro volta ci hanno mostrato le loro botteghe. Ci sono stati mostrati i luoghi utilizzati per la socialità e introdotta la storia di Calcata spostandoci da una rupe all’altra.

Durante il corso delle due settimane siamo stati coinvolti dagli abitanti a partecipare alla vita di comunità. Siamo stati invitati a prendere il tè nelle botteghe degli artisti, i quali ci hanno illustrato le loro opere e con cui abbiamo condivisi racconti di vita. Siamo stati invitati a La Sala dei 201 Tè dove abbiamo condiviso racconti del campo.

Molto interessante è stata la visita alla Grotta Sonora all’interno della quale siamo stati accolti da Madhava e Margherita. Dopo la visita e la spiegazione del progetto di cui fanno parte abbiamo provato i numerosi strumenti musicali fatti a mano presenti nella grotta. Successivamente ci siamo seduti in cerchio e, dopo aver suonato e cantato insieme, abbiamo iniziato un momento di condivisione su quelle che erano le nostre aspettative sia del campo che della vita in generale. Inoltre abbiamo trattato il tema della musica come elemento che contribuisce a creare un dialogo, oltrepassando le barriere linguistiche.

Abbiamo partecipato ad un laboratorio su come fare la pizza tenuto da Simone ed ospitati da Federica e dal Forno la Mattra del borgo. Cenato e ballato in piazza con i il gruppo Calcata da vivere e altri abitanti del borgo. Partecipato alle attività che offriva il centro culturale il Granarone, all’interno del quale spesso ci siamo riuniti per trascorrere momenti di musica (nel centro culturale ci sono strumenti musicali a disposizione) e socialità; i membri dell’associazione hanno accolto in modo positivo il campo, collaborando alle diverse attività.

Siamo stati invitati ad un compleanno in una grotta dove abbiamo conosciuto alcuni musicisti del borgo, suonato e cantato insieme al chiaro di luna. Con il passare dei giorni abbiamo iniziato a sentirci a casa, dopo cena spesso si saliva in piazza e, con un pallone o altri giochi, si condividevano le ultime ore di luce e le prime della notte insieme agli abitanti di Calcata.

Alcuni attivisti locali, tra cui Federica e Cristina, oltre a partecipare a molte delle attività, hanno svolto un ruolo molto importante nella facilitazione delle relazioni tra gli abitanti del borgo ed i volontari.
Uno degli ultimi giorni del campo ho organizzato con la collaborazione degli abitanti del Borgo e uno dei volontari (Michael) una caccia al tesoro che prevedeva diversi momenti di interazione e gioco con la comunità. Oltre ad essere stato divertente, abbiamo ripercorso attraverso il gioco tematiche trattate nel corso del campo.

Il lavoro nel Parco

L’Ente Parco Valle del Treja ha sostenuto fin dall’inizio la realizzazione del campo di volontariato.Durante le due settimane del campo abbiamo svolto con il personale di vigilanza e dell’ufficio naturalistico del Parco opere di manutenzione lungo i sentieri e nelle zone archeologiche dell’area protetta, ripulito dall’immondizia, estirpando erbe infestanti sui monumenti, impregnato strutture di legno, canalizzando acque, intervenendo sulla rete sentieristica dell’area protetta con azioni di messa in sicurezza e di rifacimento segnaletica.

Le attività si sono svolte di solito dalla mattina fino al primo pomeriggio. Vedevo i volontari appassionarsi sempre di più ai lavori manuali all’interno del parco e a stretto contatto con la natura, ognuno partecipava a seconda di quelle che erano le sue potenzialità e la relazione con i membri dell’Ente Parco è stata davvero positiva.

I volontari giorni dopo giorno imparavano i nomi italiani dell’attrezzatura da lavoro e si appassionavano alla storia del territorio che ci veniva raccontata prima dell’inizio di ogni intervento. Archeologia, storia e natura andavano di pari passo, si scavava nel terreno ma anche nella storia locale e piano piano veniva fuori il contesto in cui il borgo di Calcata si era sviluppato.
I momenti di socialità, interazione e scambio sono stati davvero numerosi durante le ore di lavoro, tanto da portare Marcello (coordinatore delle attività svoltesi durante il campo nella Valle del Treja) ad organizzare una partita di calcio a Mazzano Romano tra i volontari internazionali ed alcuni membri dell’Ente Parco.

Inoltre, l’ultimo giorno del campo, è stata organizzata dall’Ente Parco una giornata di ringraziamento e restituzione delle attività portate a termine durante le due settimane, sono state proiettate delle foto e un video che uno dei volontari, Denis, ha realizzato.

Abbracci, risate, lacrime e tanta gioia hanno accompagnato la mattinata in cui ha partecipato anche il gruppo Calcata da vivere ed alcuni abitanti del borgo. Come ringraziamento siamo stati invitati a pranzo dall’Ente Parco in una trattoria locale.

Il gruppo dei volontari internazionali

La coesione del gruppo è stata un elemento chiave per la buona riuscita delle attività e delle relazioni con il contesto locale. I partecipanti provenivano da Polonia, Afghanistan, Mali, Serbia, Germania, Repubblica Ceca, Russia, Austria. Attraverso le varie dinamiche di gruppo si è cercato di favorire la partecipazione attiva di tutti i membri, la discussione delle decisioni da prendere e favorire dinamiche propositive. Si è ricorso a momenti di valutazione e assemblee.

Le differenze culturali sono state fonte di arricchimento reciproco e le difficoltà linguistiche sono state superate dall’utilizzo di codici e linguaggi propri del gruppo, una forma di comunicazione che andasse oltre il semplice parlare inglese, venivano utilizzate parole inesistenti ma che i componenti del gruppo associavano ad una specifica azione o situazione.

Se già i presupposti sembravano ottimi fin da subito, dalla seconda settimana è andata davvero oltre le aspettative: si respirava familiarità e ogni membro era portatore della propria individualità come ricchezza. Molto importante, a mio avviso, è stata la condivisione di un’escursione notturna in una zona della valle del Treja: tante stelle, lo stare intorno al fuoco, il giocare, il raccontarsi. L’entusiasmo e la voglia di partecipare e contribuire in qualche modo al progetto, sia presente che futuro, della comunità ha favorito processi di interazione e partecipazione con e degli abitanti del borgo.

I volontari provenivano da contesti socio-culturali molto diversi tra loro ma ciò che li accomunava/ci accomunava era il mettersi in gioco, prendere in mano una pala o una zappa per la prima volta, parlare di archeologia per la prima volta, suonare e cantare in un’altra lingua per la prima volta.

Art&Green: verso un percorso condiviso

Durante il tempo libero siamo stati invitati a visitare il Museo Civico Archeologico-Virtuale di Narce a Mazzano Romano, all’interno del quale il Direttore ha fornito una spiegazione storica del territorio ed una spiegazione dei reperti archeologici presenti all’interno del museo. Abbiamo anche visitato l’Opera Bosco Museo di Arte nella Natura, un itinerario di arte contemporanea all’aperto su due ettari di bosco nella forra della Valle del Treja. Le opere d’arte in questo Museo nascono dal materiale naturale del bosco, sono realizzate con tecniche naturalistiche e vivono in simbiosi con l’ambiente che le fa materia. Un sistema integrato quindi fra opere d’arte e natura, dove bosco, natura e opere interagiscono formando un’unica grande opera complessiva.

Anne ci ha fatto da guida, alcuni ragazzi avevo portato degli strumenti musicali, e così passo dopo passo abbiamo scoperto un altro volto della componente artistica che gravita intorno al borgo. Perciò Arte e Natura, Art & Green, sono due binari che non possono non incrociarsi in una realtà come quella di Calcata. Rompere delle barriere, pensare obbiettivi comuni. La relazione tra le varie realtà del territorio, infatti, è stata fondamentale, ognuno ha dato qualcosa affinché il campo potesse riuscire, si è cercato di comunicare, di capire e di capirsi, di provare a conoscersi e a camminare insieme. Una delle problematiche principali in cui spesso la comunità del borgo incorre e che spesso, purtroppo, non riesce a superare.

fontanile di CalcataUna giornata di volontariato con l’Ente Parco è stata dedicata alla pulizia di un antico fontanile all’interno del borgo. E’ stato bello vedere come gli abitanti siano usciti ad abbiamo lavorato al fianco di volontari internazionali e membri dell’Ente Parco, contribuito con quella che era la loro forza fisica, supporto o anche semplicemente offrendo un caffè.

Durante la study part del campo si è affrontata la tematica dell’arte come elemento caratterizzante gli abitanti che hanno ripopolato il Borgo dagli anni ’70. Trattando e confrontandosi in un secondo momento sulla tematica dell’arte come elemento che può unire e contribuire a creare comunità, favorendo una prospettiva interculturale.

E’ stato molto interessante soprattutto perché si è conclusa con un momento di dibattito e proposte in cui hanno partecipato persone del borgo. Si è riflettuto soprattutto su tre punti:

  • come a Calcata l’arte contribuisce a creare comunità e come quest’ultima può essere in generale un elemento per favorire l’interazione, lo scambio e l’inclusione e come, altre volte, invece, ostacola gli stessi processi;
  • possibilità e proposte per incrementare il senso di comunità, solidarietà, rispetto reciproco e stimolare forme di cittadinanza attiva all’interno de borgo;
  • riflessioni partendo dal proprio contesto di provenienza.

Oltre il Borgo: da un campo di volontariato alla cittadinanza attiva

L’esperienza e la possibilità di coordinare questo campo è stata a dir poco arricchente, mettere entusiasmo in un progetto in cui si crede e ricevere lo stesso dagli altri. Vedere che tutti gli sforzi sono stati ricompensati da sorrisi ed emozioni, abbracci e lacrime che risuonano come un’eco a distanza di mesi. Il campo ha aperto molte porte all’interno del Borgo (storicamente famoso per avere soltanto una porta di entrata/uscita), porte che rappresentano relazioni con l’esterno e porte interne che conducono alla sperimentazione di forme di cittadinanza attiva ed inclusione sociale. Ma le porte non si sono aperte soltanto all’interno del borgo ma anche tra i partecipanti… molti di loro a posteriori mi hanno riferito che la partecipazione al campo gli ha permesso di comprendere meglio una parte di loro stessi, mettersi in discussione e capire magari in che modo avrebbero potuto attivarsi nella loro realtà locale, qualcuno mi ha detto che il campo “gli ha aperto gli occhi” su quelle che sono le proprie capacità e potenzialità. C’è chi sta scrivendo un blog, chi un articolo e chi sta componendo una canzone.

Dal mio punto di vista e per concludere vorrei sottolineare l’importanza dei processi di scambio nelle pratiche inerenti la socialità, del dialogo e del mettersi in discussione e la speranza che questo cammino, nonostante le difficoltà future, continui in direzione di pratiche di responsabilizzazione e cittadinanza attiva sia dentro che fuori il Borgo.

Volontariato in Italia: a che punto siamo?

Volontariato in Italia: a che punto siamo?

Cos'è per noi il volontariatoIl 22 giugno 2016, con un articolo intitolato “Arriva il “tripadvisor” del volontariato” 1, Famiglia Cristiana presentava il nuovo portale internet interattivo creato dalla Caritas diocesana di Padova e sostenuto dai fondi dell’8×1000 della Chiesa cattolica. Il progetto è finalizzato a “orientare” i giovani a scegliere l’esperienza più consona alle loro esigenze. In che modo? Un’associazione pubblica i propri progetti e i volontari che vi hanno già preso parte possono lasciare la propria recensione e dare un voto all’esperienza. In questo modo i nuovi futuri volontari e volontarie leggeranno l’esperienza, le recensioni e potranno prendere la propria decisione. Presente come funziona Tripadvisor? Si leggono le caratteristiche della struttura, le recensioni degli ospiti precedenti e si prende una decisione.

Siamo davvero arrivati al punto da dover utilizzare modalità più consone a cibo e camere da letto per valutare un progetto di volontariato? Pare dì sì, ma a un occhio attento non sarà sfuggito il fatto che questa è solo l’ennesima prova della deriva che stanno prendendo il volontariato e la cornice sociale, economica e politica nella quale si inserisce.Il “modello EXPO” ha tracciato una rotta dalla quale sarà difficile tornare indietro se non attraverso sforzi collettivi, proprio da parte delle tante realtà del terzo settore che vi si sono opposte. Il volontariato inteso come sostituto gratuito del lavoro retribuito non è una novità, ma è solo in seguito al Jobs Act e alle sue prove generali durante la kermesse di Milano che è l’approccio è divenuto “strutturale”.

A prova di ciò, un articolo del Corriere della Sera dal titolo “Volontari 2.0, gli «altruisti senza divisa» slegati dalle Onlus”2, che racconta il punto di vista di quelle volontarie e volontari che hanno prestato tempo ed energie per EXPO, una rassegna a scopo di lucro. A fine agosto fu resa pubblica invece la proposta del governo italiano del Programma Odysseus, presentato al vertice di Ventotene fra i capi di governo di Italia, Francia e Germania. Prossimamente analizzeremo nel dettaglio la proposta, ma il lancio di un programma di Servizio Civile Europeo presentato dal ponte di una nave militare non è un biglietto da visita incoraggiante, senza contare che, a una prima lettura, l’approccio è quello di proseguire con lo sfruttamento del volontariato per tappare i buchi politici dei governi nazionali e di quello transnazionale nell’affrontare in maniera organica le vicende contemporanee, in questo caso l’integrazione di persone migranti. In questa cornice si inserisce anche il programma di Alternanza Scuola-Lavoro, con cui il Ministero dell’Istruzione ha stretto partenariati alquanto discutibili – per usare un eufemismo – con enti quali McDonald’s, ENI, Intesa San Paolo3, invece di prediligere un simile accordo con realtà slegate dalla logica profittuale e con una chiara mission associativa legata al sociale come quelle del terzo settore.

Lo scenario che ne emerge è una concezione del volontariato come prodotto da consumare e, come scriviamo nel recente documento politico SCI, “un momento estemporaneo, un’esperienza di solidarietà circoscritta nel tempo e nello spazio” slegato da finalità etiche e sociali. E’ questa la cornice nella quale si inserisce il “tripadvisor” del volontariato.

Per queste ragioni su questo portale non troverete i progetti del Servizio Civile Internazionale. Non li troverete perché non siamo un’agenzia di viaggio con l’obiettivo di riempire i posti vacanti di progetti altrimenti destinati a rimanere vuoti. Al termine di ogni progetto che ci vede coinvolti, sia esso un campo di volontariato internazionale, un seminario, un training o un progetto di Servizio Volontario Europeo, ricaviamo un momento di valutazione collettiva con i/le partecipanti, inviando poi loro un formulario da compilare, senza contare i continui confronti con i nostri partner locali. E’ grazie a questi momenti e alle valutazioni scritte dei volontari e delle volontarie che riusciamo a comprendere i nostri errori, le criticità dei contesti nei quali si inseriscono i progetti e poi lavorare nell’ottica del loro miglioramento.

Non li troverete proprio perché i nostri sono progetti, non solo esperienze. E i progetti, in quanto tali, nascono prima dell’invio di volontari e volontarie e continuano anche dopo, quando questi hanno finito la propria esperienza, grazie agli sforzi dei nostri partner locali con cui ci confrontiamo quotidianamente: sono loro a pensare e a implementare i progetti, il nostro ruolo è solo quello di affiancarli.

Non li troverete perché ci distinguiamo nel mare magnum di quello che sta divenendo il mondo del volontariato in Italia. Ci siamo sempre definiti partigiani e radicali e anche in questo caso vogliamo distinguerci. Crediamo che i nostri progetti abbiano un alto valore sociale per noi, per i volontari che partecipano e per le realtà con cui operiamo.

La domanda che molti si faranno adesso è: sono interessato ai vostri progetti, dove posso trovarli e, soprattutto, dove posso trovare i racconti dei volontari e delle volontarie che mi hanno preceduto?

Potete trovare i campi di volontariato internazionale su www.workcamps.info e trovare tutte le altre informazioni su www.sci-italia.it. Abbiamo sempre dato, erroneamente, poco spazio alle esperienze dei volontari e delle volontarie sul nostro sito. Nella nuova versione c’è una sezione dedicata ai racconti di chi è già partito con noi. Nessun voto e nessuna recensione, solo il racconto dell’esperienza.

E poi un altro modo, il più tradizionale, il più affascinante, quello con cui si sono tramandate le storie in passato: la viva voce dei volontari rientrati. Per questo avrete l’opportunità, durante l’anno, di prendere parte ai nostri incontri di formazione, in cui conoscerci meglio e comprendere a pieno lo spirito SCI, volontario sì, ma sempre vicino all’attivismo socio-politico.

Simone Ogno e Marco Antonioli

 

1 http://www.famigliacristiana.it/articolo/arriva-il-tripadvisor-del-volontariato.aspx

2 http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/16_maggio_20/volontari-f1300fe8-1def-11e6-8d1a-6eb7d9c593f0.shtml

3http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs181016

bool(false)